Essere vignaioli significa anche conoscere il suolo e il clima, per adattare la pratica viticola alla variabilità meteorologica e ai cicli naturali.
L’osservazione e la conoscenza maturate con l’esperienza sono la bussola per orientare e accompagnare l’evoluzione della vite che si esprimerà nel grappolo e infine nel calice.
Capita infatti che di stagione in stagione, di annata in annata, il mutare del clima veda alternarsi situazioni spesso estreme, dalla siccità e la carenza di precipitazioni al protrarsi delle basse temperature anche in periodi solitamente miti.
Nei periodi freddi non è raro assistere al fenomeno dell’inversione termica.
Al calar del sole l’aria a contatto con il terreno si scalda molto rapidamente grazie al calore trattenuto durante il giorno. L’aria riscaldata sale poi velocemente verso gli strati superiori dell’atmosfera. Si viene così a formare uno strato di aria fredda in prossimità del terreno, che può raggiungere temperature anche sensibilmente inferiori rispetto agli strati sovrastanti, anche al di sotto dello zero termico.
Questo processo spesso dà origine a cuscinetti di aria gelida a bassa quota, che possono compromettere il corretto sviluppo vegetativo delle viti.
Per combattere le gelate, nei nostri terreni impieghiamo una nuova tecnologia di fili a luci infrarosse, che sfrutta il principio della radiazione solare. L’energia trasmessa alla velocità della luce dai raggi infrarossi si trasforma in calore quando viene in contatto con un corpo (in questo caso le viti), minimizzando così le dispersioni termiche.
Nelle menzioni geografiche del Barbaresco Pajé e del Barolo Pira utilizziamo macchine eoliche che svolgono un ruolo cruciale nel proteggere le viti dai danni del gelo.
Facendo circolare aria più calda da altitudini più elevate fino al livello del suolo, creano infatti una barriera protettiva sul terreno.
Ciò aiuta a mitigare il rischio di danni dovuti alle gelate, salvaguardando il corretto sviluppo del ciclo vegetativo della pianta.
